Scoprire la Malattia
Il racconto di un giovane Socio di Club Itaca sulla prima fase del suo disturbo
Il racconto di un giovane Socio di Club Itaca sulla prima fase del suo disturbo
Inverno 2020, mi sono chiuso in casa a giocare tutto il giorno a scacchi in maniera ossessiva/tossica e dopo un po’ mi sono reso conto che qualcosa non funzionava più nella mia testa. Ho iniziato a provare un forte dolore e non riuscivo più a provare emozioni: era la depressione maggiore.
Lo dico a scopo informativo riportando quello che mi hanno detto i medici, visto che non mi è mai interessato etichettare la mia malattia. Mi hanno detto che la mia malattia è endogena ovvero che è venuta da sola, ma è certo che se non mi fossi chiuso in me e non avessi giocato a scacchi in maniera ossessiva non sarebbe successo, o almeno questo è il mio pensiero.
Un altro mio pensiero è che se mi fossi preso cura dei legami con il mondo esterno e se avessi avuto una persona che mi avesse fatto capire che stavo sbagliando, forse tutto questo non mi sarebbe successo.
Fatto sta che fino all’estate successiva, come reazione al fatto che sentivo che c’era qualcosa nella mia testa che non funzionava, deliravo e facevo cose senza senso, tipo stare tutto il giorno sul letto a fare movimenti ripetitivi e ossessivi ed altre cose. Mentre accadeva questo, insieme ai miei familiari abbiamo deciso di avvalerci di un supporto psichiatrico e psicoterapeutico.
Ho ricominciato a vedere i miei amici più stretti e ho ricominciato la scuola. I primi giorni di scuola sono stati una fatica ma col tempo ho ripreso a concentrarmi ed a stringere nuove conoscenze con i compagni. Inoltre mi sono accorto che stavo recuperando alcuni tratti del mio carattere che ritenevo scomparsi: la competitività, la spigliatezza, la dialettica, l’ironia e questo mi faceva stare meglio.
A fine scuola ho conosciuto Giulia (nome di fantasia) grazie a lei ho iniziato a provare emozioni e sentimenti che non provavo dall’inverno 2020; fra di noi c’era attrazione e affetto anche perché avevamo in comune una storia di sofferenza psicologica. Abbiamo iniziato a frequentarci e ci siamo baciati più volte, non nego che mi facesse piacere ma c’era un ma: non mi sentivo pronto ad avere una relazione perché mi sentivo ancora gravemente malato.
Questo inconsciamente mi ha spaventato e mi ha portato ad alienarmi totalmente dalla realtà. L’unico motivo plausibile è che mi sono sentito di dover cambiare stile di vita troppo velocemente. Inconsciamente ho deciso di chiudermi in me anche se non so cosa mi spaventava visto che avevo tutte le capacità per continuare la relazione.
A proposito di questo vorrei dire un mio pensiero basato sulla mia esperienza: non bisogna mai sottovalutare la propria salute mentale perché se si è troppo sicuri di sé si può fare cose sbagliate/tossiche senza rendersene conto e crearsi danni psichiatrici enormi.
[…]
A volte il mio pensiero è che soffro talmente tanto da non trovare un senso alla mia vita, ma in realtà sento che le cose stanno cambiando, lentamente certo, ma recupero sempre più il piacere di alcune piccole cose. Infatti ciò che mi viene da fare e che può dare e che penso possa dare un senso positivo alla mia esperienza è condividere la mia storia affinché la mia sofferenza possa servire agli altri per non ripetere i miei errori, a scopo informativo e per sensibilizzare sulla salute mentale. Io penso di chiedere il minimo ovvero di avere dei momenti in cui non soffro.
Ringrazio la mia famiglia e i miei amici di sempre e quelli nuovi di Club Itaca che non mi hanno abbandonato e che si sono sempre preoccupati per me.